Ci sono volti in cui dopo una semplice blefaroplastica inferiore, qualcosa continua a non convincere.
La palpebra può apparire un pò più distesa, le borse ridotte, ma lo sguardo continua ad essere appesantito da quella piccola ombra sotto lo zigomo o dal persistere di un gonfiore tra la palpebra inferiore e il viso medio. Il festone malare è ancora visibile. La transizione tra palpebra inferiore e guancia continua a interrompersi con un’antiestetica linea continua che segna il viso medio.
È una situazione questa che incontro con una certa frequenza. Il motivo sta nell’aver cercato una soluzione nella zona sbagliata: la semplice blefaroplastica inferiore non è sempre sufficiente a ringiovanire le nostre palpebre. Ecco che entra in gioco il Lifting Malare o Malar Lift, un vero e proprio lifting del viso medio che coinvolge la palpebra inferiore per un ringiovanimento efficace e naturale di tutto il viso.
Il festone malare non è semplicemente una borsa sotto l’occhio
Il festone malare si trova in una zona di confine, dove palpebra inferiore, regione orbitale e terzo medio del volto si incontrano. Per questo può essere facilmente confuso con una borsa palpebrale o con un semplice eccesso cutaneo. Ma non è così.
Quando osservo un paziente con festoni malari, guardo innanzitutto come si comportano i tessuti della regione malare e come cambia il profilo del volto passando dalla palpebra alla guancia.
È una distinzione importante, perché togliere pelle dalla palpebra quando il problema principale è più in basso non risolve necessariamente ciò che il paziente vede allo specchio.
La regione malare cambia con il tempo
Con l’invecchiamento, il terzo medio del volto non rimane nella stessa posizione. Cambiano i rapporti tra i tessuti molli, la proiezione della regione malare e la continuità tra palpebra inferiore e guancia. In alcune persone questo processo porta alla comparsa di una piega o di un rilievo che diventa particolarmente evidente sorridendo, mentre in altre il problema è presente anche a riposo.
La conseguenza estetica può essere molto caratteristica: il volto appare più appesantito nella parte centrale, la zona sotto gli occhi sembra più lunga e lo zigomo perde parte della sua definizione.
Il paziente spesso lo descrive in modo molto semplice: “Mi vedo stanco, soprattutto qui.” Ma quel “qui” non indica necessariamente la palpebra inferiore.
È da questa osservazione che nasce il Malar Lift
Ho sviluppato il concetto di Malar Lift partendo proprio da questa esigenza: intervenire sulla regione malare quando è la sua posizione e il suo rapporto con la palpebra inferiore a determinare l’aspetto stanco del volto.
Il nome descrive l’obiettivo della tecnica. Malar indica la regione dello zigomo e del terzo medio. Lift indica la possibilità di riposizionare i tessuti quando la loro discesa contribuisce alla deformità. Non penso quindi al lifting malare come a un gesto isolato. Lo considero all’interno della lettura complessiva del volto.
Il punto non è sollevare lo zigomo
Questa è una distinzione importante. Un lifting malare eseguito senza una precisa indicazione anatomica rischia di produrre un risultato che il paziente non aveva realmente chiesto: una modifica evidente della parte centrale del volto.
Il Malar Lift nasce dall’esigenza di correggere la relazione tra la regione malare e quella palpebrale, cercando di migliorare il contorno senza creare una fisionomia diversa.
Credo che un lifting debba rispettare il volto e la naturalezza della forma degli occhi. Per questo la valutazione non si limita alla fotografia frontale. Osservo il volto a riposo e durante il sorriso, il profilo dello zigomo, la posizione della palpebra inferiore, la profondità del solco e il modo in cui i tessuti si muovono.
La dinamica, in questa zona, dice molto.
Quando il problema è il festone malare
Il Malar Lift può essere preso in considerazione nei pazienti nei quali il festone o la discesa dei tessuti della regione malare rappresentano una componente importante dell’inestetismo. Non tutti i festoni sono uguali. In alcuni casi prevale la componente cutanea. In altri esiste una componente di volume e ristagno di liquidi (edema malare).
Ed è proprio questa distinzione a determinare la scelta del piano chirurgico.
Una blefaroplastica inferiore può essere indicata quando il problema è prevalentemente palpebrale. Un trattamento volumetrico può avere senso quando manca sostegno. Un lifting della regione malare può invece diventare interessante quando è il rapporto tra i tessuti del terzo medio a creare il difetto nella palpebra.
La diagnosi viene sempre prima del nome della tecnica che desideriamo o che mi viene richiesta in sede di visita.
Il Malar Lift e la blefaroplastica inferiore
La relazione con la blefaroplastica inferiore è particolarmente importante.
Palpebra inferiore e regione malare non sono due territori indipendenti. Sono anatomicamente e visivamente collegati.
Per questo, in alcuni pazienti, trattare esclusivamente la palpebra può lasciare invariata la discontinuità tra occhio e guancia.
In altri, invece, una blefaroplastica ben eseguita è sufficiente e non c’è motivo di aggiungere un lifting malare.
È proprio qui che la selezione delle tecniche diventa essenziale per ottenere risultati efficaci ed in armonia con il volto di ogni singolo paziente.
Non credo nelle procedure chirurgiche aggiunte semplicemente perché possono essere eseguite: lo studio dell’anatomia mi guida sempre nella giusta pianificazione di ogni intervento.
Perché l’analisi dinamica è fondamentale
Un festone malare può comportarsi in modo molto diverso a seconda dell’espressione. Durante il sorriso cambiano la posizione della guancia, la tensione dei tessuti e il rapporto con la palpebra inferiore. Una fotografia statica può quindi raccontare soltanto una parte del quadro clinico.
Durante la visita osservo il volto mentre il paziente parla, sorride e rilassa la muscolatura.
In alcuni casi il problema che sembrava evidente in fotografia cambia completamente interpretazione. In base a questa attenta analisi programmo la giusta scelta chirurgica.
Il ruolo del Malar Lift nella chirurgia di revisione: quando il lifting malare può aiutare a correggere gli esiti di una blefaroplastica
Una palpebra inferiore che appare troppo retratta, un occhio più arrotondato rispetto a prima dell’intervento o una maggiore esposizione della parte bianca dell’occhio, l’ectropion possono essere segnali di un risultato chirurgico non desiderato che richiede una valutazione più approfondita.
In queste situazioni, la domanda non è semplicemente come correggere la palpebra. Bisogna capire quali strutture hanno contribuito al cambiamento e se anche il terzo medio del volto debba essere coinvolto nella correzione.
La regione malare può quindi diventare una componente importante nella gestione della chirurgia di revisione.
Malar Lift: una nuova lettura del terzo medio
Il concetto alla base del Malar Lift è semplice: quando il problema si trova nella regione malare, continuare a trattare soltanto la palpebra può significare fermarsi prima della vera causa.
Per questo considero il terzo medio una parte integrante della chirurgia dello sguardo.
Non sempre il paziente ha bisogno di sembrare più giovane.
Spesso vuole semplicemente eliminare quel segno che fa apparire il volto più stanco di quanto si senta.
È in questa differenza che si trova il senso del Malar Lift.
Redazione Oculoplastica – Dr. Graziani