Decompressione orbitaria: cos’è e cosa cura

decompressione orbitaria

Quando si parla di decompressione orbitaria si entra nell’ampio raggio della chirurgia oftalmoplastica. Nello specifico, si tratta di un intervento di chirurgia orbitaria mirato alla risoluzione dell’esoftalmo,causato a sua volta dall’oftalmopatia tiroidea.

Di cosa si tratta nello specifico?

Esoftalmo e oftalmopatia tiroidea

Pensando all’esoftalmo vengono in mente gli occhi sporgenti. Tutto giusto, ma è importante capire cosa c’è alla base di questa condizione.

Chi presenta la protrusione degli occhi non solo vive un disagio psicologico legato all’aspetto fisico, ma deve fare i conti anche con problemi funzionali della vista che possono interferire con le normali attività della vita quotidiana. Uno o entrambi i bulbi oculari sporgono oltre il margine palpebrale facendo perdere completamente la normale fisionomia del proprio sguardo.

Tra le cause dell’esoftalmo nell’adulto troviamo l’oftalmopatia tiroidea, anche nota come Morbo di Basedow-Graves. Una patologia autoimmune legata a una disfunzione tiroidea, l’ipertiroidismo. Si verifica un’anomala infiltrazione del tessuto connettivo orbitario da parte di linfociti, mastociti e plasmacellule con conseguente aumento del volume orbitario e ispessimento dei muscoli extraoculari.

A questo aumento del volume orbitario, tuttavia, non corrisponde una espansione della struttura ossea che rimane invariata, provocando così lo spostamento in avanti del bulbo oculare.

Sono affette da oftalmopatia tiroidea soprattutto le donne che rientrano nella fascia di età compresa tra i 20 e i 60 anni.

Sebbene il campanello d’allarme più visibile sia lo spostamento dell’occhio fuori dall’orbita, sono da prendere in considerazione anche altri sintomi dell’esoftalmo .

In alcuni casi i pazienti lamentano un gonfiore palpebrale che spesso si associa a un forte senso di pesantezza e irrigidimento delle palpebreanche durante la notte. La visione doppia, causata dalla limitazione dei movimenti dei muscoli extraoculari, può provocare non pochi problemi quando si cammina, quando si guida o anche nelle più semplici azioni della vita di tutti i giorni. In alcuni casi, poi, si arriva ad avere un peggioramento della vista correlato a un coinvolgimento del nervo ottico.

Non solo. Chi soffre di esoftalmo correlato a Morbo di Graves deve fare i conti anche con secchezza oculare, eccessiva lacrimazione, infiammazione degli occhi, fotofobia.

La decompressione orbitaria per il trattamento dell’esoftalmo

Nei casi in cui si ad avere un severo coinvolgimento della funzionalità del nervo ottico, che può portare fino alla cecità, si deve pensare a un intervento di decompressione orbitaria.

L’intervento, che si effettua con anestesia generale, prevede la rimozione del grasso in eccesso e l’ablazione delle pareti ossee per consentire il riposizionamento oculare, aumentando lo spazio intraorbitario.

E nei casi meno gravi? Anche qui l’oculoplastica fornisce delle ottime soluzioni.

Nel caso di retrazione palpebrale connessa alla presenza di occhio o occhi sporgenti è possibile pensare a un intervento di certo meno invasivo della decompressione orbitaria, che porta con sé importanti miglioramenti sia dal punto di vista funzionale che estetico.

L’intervento avviene per via transcongiuntivale in modo tale da andare a correggere l’anomala posizione delle palpebre superiori senza cicatrici cutanee esterne e visibili. In questo modo non solo le palpebre retratte torneranno nella loro posizione originaria ma l’occhio avrà nuovamente la sua naturale forma. Si potrà ritrovare il giusto funzionamento palpebrale dicendo addio allo sguardo innaturalmente spaventato.

Redazione Oculoplastica – Dr. Graziani